Cinque luci in fondo al tunnel

tunnelIl pluriprescritto ed infine condannato senatore assenteista Silvio Berlusconi sta scrivendo tra i più lunghi titoli di coda della storia del cabaret umano.

La legge Severino prevede la decadenza in corso di mandato, e l’interdizione per 6 anni dalle cariche elettive, al sopraggiungere di una condanna per delitti non colposi. Il (probabilmente ex) cavaliere Berlusconi  è stato condannato il primo agosto scorso a quattro anni, di cui tre coperti dall’indulto. Lo scorso 19 ottobre è stata ricalcolata la pena accessoria per lo stesso reato: l’ex primo ministro è stato condannato a 2 anni d’irterdizione dai pubblici uffici. Oggi, la giunta per le autorizzazioni del Senato ha deciso che il voto sulla decadenza, richiesto dalla legge Severino, sarà palese.

Tra appelli, ricorsi in cassazione, gli incostituzionali lodi Schifani ed Alfano, ricorsi alla Corte Costituzionale, fino ad arrivare alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, il Senatore si è attaccato a quella poltrona con le unghie e con i denti. Sembrerebbe però che abbia spesso dimenticato di sedervici per lavorare, visto il 99,9% e passa delle assenze contabilizzate.

La storia infinita. C’è una luce in fondo al tunnel?

Confesso! Volevo rispondere di no, e intitolare il post di oggi “Nessuna luce in fondo al tunnel”. Quante volte in passato ho pensato che l’imprenditore brianzolo fosse finito? Tutti l’hanno ipotizzato nel 1996 quando ricevette un avviso di garanzia durante un meeting internazionale a Napoli, e Bossi toglieva la fiducia a quel governo. Lo si è creduto incapace di riprendersi dagli scandali Noemi, Ruby, passando per le olgettine, Tarantini e il ragionier Spinelli, senza dimenticare gli amici di cui si è sempre circondato, dall’inconsapevole Scajola, al massaggiato Bertolaso, solo per ricordare i più ridicoli tra i più recenti. Politicamente lo si pensava finito a dicembre del 2011 quando si dimise da capo del governo. Eppure ha sempre trovato uno svincolo per un nuovo tunnel da scavare per restare dentro questa montagna che è il potere.

Continuerà imperterrito a correre districandosi nei cunicoli, o uscirà in fine allo scoperto dove la montagna non potrà più proteggerlo? L’istinto mi dice che la soluzione non sarà nessuna delle due. Troverà un bunker dove fermarsi senza mai vedere la luce della giustizia. Solo buio in fondo al tunnel.

C’è però un vulcano che bolle sotto. Non c’è dubbio, sta per esplodere. I primi effetti si sono già fatti sentire sulla fragile struttura della montagna sovrastante. D’altronde, come potrebbe reggere, dopo essere stata ridotta come fosse un formaggio svizzero? I tunnel senza uscita sono tanti quanti i condannati a cui il parlamento fa, e ha fatto scudo in passato.

I segnali sono chiari e sono loro a farmi cambiare idea. Prima delle elezioni del febbraio scorso i partiti aderivano, sia ben chiaro solo a parole mai con i fatti, ai concetti di primarie (annunciate e mai tenute dal PdL, il partito con padrone) ed anche al limite dei due mandati (adottato dal PD, ma con deroga per chi è chi e gli altri non sono un cazzo, e comunque io sono il capo e decido io, in chiaro stile Democratico). Nelle scorse settimane il governo ha adottato una vergognosa legge che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. Ovviamente la decisione non si applica al presente, ma tra 4 anni, giusto per avere il tempo di modificarla o semplicemente derogarla all’infinito. Ha anche adottato un testo contro l’omofobia, tema molto sentito dall’opinione pubblica, ma con la curiosa variante che permette ad organizzazioni religiose, partiti, e innumerevoli altri soggetti, di insultare appellandosi alla libertà di opinione.

Le intenzioni ci sono, provano ad emergere, ma la struttura non cede. Eppure, solo qualche mese fa, sarebbe apparso incredibile anche solo il fatto di discutere del voto palese per la decadenza di un parlamentare. Ad osservare bene quindi, saranno forse invisibili ai più, ma le spinte dal basso sono state tante e potenti, che infine una falla si è aperta nella struttura. Il partito alleato del cavaliere disarcionato è stato costretto a sostenere il voto palese chiesto a gran voce da mille direzioni. Troppi voti in ballo.

Lo scopo non è stanare Berlusconi, come i piddini ci chiedono quando si lamentano della mancata alleanza con il PD. Lo scopo è stanarli tutti. Lo scopo non è prendere voti e governare, lo scopo è cambiare il paese.

Non sarà semplice, le spinte dovranno essere regolari e potenti. Ci vorrà ancora tempo, forse passerà il giorno e scenderà la notte, ma alla fine un’esplosione di speranza avrà la meglio sulla montagna Casta.

È dall’interno che si passa per esplodere verso il cielo. Tutti insieme, conCittadini, a riveder le stelle!

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