Cittadini reagisce a Travaglio

Non poteva essere altrimenti. Dopo la decisione della Consulta, aspettando la sentenza, ci si interroga sul futuro della legge elettorale.

Le posizioni  tra i partito sono raramente, e solo parzialmente, concordanti, e i suggerimenti da parte dei commentatori della stampa e tv disomogenei come se a decidere dove andare a cena fossero un vegetariano, un vegano, un carnivoro e un fruttariano.

Ho letto l’editoriale di Marco Travaglio* di oggi, che incita a rivedere in soli due punti il legalicum (che lui chiama Porcellinum) prima di andare a votare: capilista bloccati ed estendere il sistema al Senato.

Chi, tra i sostenitori del NO al referendum costituzionale, non concordasse con questa linea, sarebbe un ipocrita antidemocratico.

Come raramente accade, non concordo con lui.

Il secondo punto, l’armonizzazione tra i sistemi elettorali di Camera e Senato, si può difendere, ed è difeso per esempio dal MoVimento 5 Stelle, grazie alle dichiarazioni del presidente Mattarella sulla necessità di avere leggi omogenee.

Diverso il discorso su di una negoziazione sull’abolizione dei capolista. Il campo del NO è minoritario in Parlamento e non conterei sull’appoggio della minoranza PD, che già in passato ha più volte dimostrato di essere campione di penultimatum.

Se Renzi è contro, ipotesi appoggiata da Travaglio, è inutile parlarne. Aprire una discussione, per quanto giusta sia, su un punto che a Renzi non serve, significa aprire al dibattito di cosa Renzi vorrà in cambio.

E se c’è una cosa che è sicura, è che ogni cambiamento votato dalla maggioranza dell’attuale Parlamento, eletto con una legge incostituzionale, sarà un cambiamento volto a ridurre le possibilità del M5S di governare sarà fatto.

Non è meglio andare a votare prima che facciano altri danni?

Le forze politiche potranno autoimporsi la regola democratica di non far scegliere le segreterie di partito ma i loro elettori.

Il M5S farà la sua solita selezione dal basso (con regole dall’alto), ma di certo non potrà essere accusato di essere tra coloro che “preferiscono nominarsi anche il prossimo Parlamento”.

L’ora dello scontro tra sordi è finita. Andiamo a votare, vediamo chi sceglierà metodi di selezione veramente democratici, ed allora sì “ci regoleremo di conseguenza”.

 

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