Conflitto d’interessi generazionale

conflitto d'interessi generazionaleC’è una particolarità nelle elezioni italiane. Non è una nostra esclusiva, anche se una differenza così ampia ci rende comunque unici.

Parlo dell’età per entrare a far parte dell’elettorato, attivo e passivo.

18 anni per votare per i candidati alla Camera dei Deputati e 25 anni per il Senato della Repubblica. A 25 anni si diventa eleggibili come deputati e a 40 si può essere eletti senatori.

Lo sa chi mi conosce: i numeri m’ispirano. Mentre leggevo distrattamente queste cifre, nella mia mente si è formato così, all’improvviso, un paese con una strana democrazia.

Una democrazia dove la saggezza e la conoscenza del mondo sono gli strumenti adoperati nel prendere decisioni. Dove, secondo Costituzione, la selezione della classe dirigente è compito esclusivo di coloro che hanno tutta la vita da vivere. Un paese dove gli elettori sono tutti i cittadini tra i 16 e i 45 anni che saranno successivamente eleggibili tra i 60 e i 65, per due legislature al massimo.

Nessuno è un politico di professione, tutti lavorano nel mondo reale almeno fino a 60 anni. I più giovani cittadini della società devono selezionare chi saprà trovare le soluzioni migliori ai loro problemi, assicurando una la qualità di vita in età più avanzata, l’età che gli eletti vivono e vivranno. Una specie di formula anti conflitto d’interessi generazionale.

Così, in un lampo si è formata nella mia mente questo strano paese dove vige un concetto progettuale dell’essere conCittadini.

Precedente La strana sorpresina (del vecchio che avanza) Successivo Una movimentata legge elettorale