Democrazia alternativa

democrazia alternativaNuovo esperimento di democrazia alternativa. Non ho ancora ben chiaro di che cosa si tratti, se di democrazia liquida, diretta, partecipativa, consultativa o cittadina. Però non mi lamento.

Sì, oggi dopo che è stata annunciata una consultazione lampo sul reato di clandestinità, sono piovuti sul web commenti pro e contro questa pratica. Tra le critiche ce ne sono molte condivisibili. Dalla necessità di rendere le votazioni più trasparenti, fino al meccanismo stesso che porta ad una votazione, dal preavviso alla mancanza di un confronto tra le tesi opposte. Ci sono altre critiche che invece non capisco.

In francese c’è un detto, le mieux est l’ennemie du bien. Sicuramente ne esisterà una versione italiana, ma mi sfugge, comunque il senso è chiaro: a volte bisogna accontentarsi del buon lavoro fatto senza voler strafare.

Non dico di accontentarsi e di non pretendere che in futuro le cose siano fatte con più metodo, ma almeno felicitarsi per la strada intrapresa. Personalmente esprimo la mia soddisfazione per questo cammino.

Di problemi una democrazia rappresentativa ne ha molti. Uno di questi è la quantificazione delle proposte. Mi spiego.

I campi di cui si occupa la politica sono numerosi. Le decisioni da prendere tantissime. Per quanto ci siano delle linee di pensiero liberali, progressiste, conservatrici, cattoliche, xenofobe, e così via, è statisticamente impossibile che tutti i cittadini italiani siano rappresentati in parlamento. Le combinazioni tra le scelte possibili da prendere sono troppo numerose per i circa mille parlamentari.

Per fare un esempio numerico, se ci fossero solo cinque temi in gioco, per esempio l’uscita dall’euro, la liberalizzazione delle droghe, i matrimoni gay, l’abolizione art. 18, la tassa sul patrimonio, e per semplificare ammettessimo solo le scelte e no, ci sarebbero 32 combinazioni possibili, molte di più dei partiti che in genere si presentano alle elezioni. Se le decisioni binarie da prendere fossero 10, ci vorrebbero 1024 partiti. Potenza della potenza!

Questo significa che se io ho delle mie idee ma i partiti che si presentano alle elezioni la pensano solo parzialmente come me, devo scegliere quali temi sacrificare per votare chi è d’accordo con me sui temi che giudico più importanti. Paradossalmente, nella democrazia rappresentativa si deve fare un compromesso su quali idee rinunciare.

La possibilità di chiedere agli eletti di votare secondo il desiderio della base durante la legislatura potrebbe essere una soluzione a questo paradosso. La campagna elettorale potrebbe fondarsi sulle linee guida che i candidati darebbero ad un’azione parlamentare se eletti. Si tratterebbe del DNA del partito, le cui decisioni non hanno bisogno di continue conferme da parte della base perché ben chiare nel progetto della forza politica. Ma si avrebbe la possibilità di esprimersi sui temi in calendario man mano che vengono affrontati.

Per esempio il M5S ha presentato 20 punti di programma, ha sempre dichiarato un’azione senza alleanze, trasparente sul danaro pubblico, in difesa della costituzione, dell’acqua, dei diritti umani, della pace. Su questi temi i parlamentari hanno lavorato in questi mesi, senza dover chiedere continue conferme perché è sulla base di questi principi che sono stati eletti. Il reato di clandestinità non era in programma, è giusto che ci sia stata data la possibilità di esprimerci. Il risultato della consultazione è apparso sul blog come promesso.

Questa democrazia di strada ne deve ancora fare per assomigliare all’ideale che ci siamo posti, ma almeno muove i primi passi con il contributo di tutti noi conCittadini.

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  • Andrea

    “le mieux est l’ennemie du bien”: la versione italiana è “l’ottimo è nemico del buono”, ricordo me lo disse un maestro di musica quando ero piccolo e che all’epoca non capii perchè “ottimo”, che era il voto massimo che davano alle scuole medie nelle verifiche, dovesse essere peggio che “buono”, che invece era una votazione appena sopra la sufficienza…. 😀

  • Grazie Andrea 🙂