Deputati per allodole

Poche e chiare regole. È quello che diciamo sempre noi del M5S per spiegare perché ad alcuni dei nostri eletti è dato il benservito escludendoli dal MoVimento.

Appoggio questa visione. Non perché un parlamentare non debba avere libertà di pensiero, anzi personalmente sono contro l’abolizione dell’articolo 67 della Costituzione, ma più per una modifica in senso rappresentativo dell’elezione, fino a che saremo in un regime di democrazia rappresentativa. Sono contro il cambio di casacca perché con le leggi attuali anche un voto fuori dal coro altera inesorabilmente la volontà elettorale del popolo italiano.

Un esempio magistrale di come la mancanza di regole alteri il risultato elettorale è la notizia della candidatura a governatore in Veneto per il centrosinistra di Alessandra Moretti.

Era il 2013 quando la signora dei talk show è stata eletta, cioè nominata, per entrare nel parlamento italiano. Ho trovato una lista dei candidati del PD alle primarie parlamentari di fine 2012 e la signora non c’è. Quindi la bersaniana, all’epoca, responsabile della comunicazione dello smacchiatore di giaguari, faceva parte dei nominati dal signore di turno.

Tempo qualche mese e il volto sorridente della giovane sinistra italiana, dopo aver abbracciato il nuovo capo partito, premier senza voto, lo stesso contro cui il suo precedente mentore si è battuto nelle primarie di novembre 2012, si ritrova catapultato in testa di lista per le Europee per la circoscrizione Nord-Est.

A quel punto, campagna elettorale oblige, il viso della madonna veneta non ha smesso di apparire in tv. Condoglianze ai nostalgici bevitori di birra italiana, ma il nome Moretti ha piano piano sostituito il più famoso baffuto nell’immaginario collettivo.

A differenza delle elezioni politiche, alla europee il cittadino ha un’arma in più: la matita. Nessun ordine prestabilito, anche se quelli del PD hanno inscenato la storiella delle 5 donne capo lista. È l’elettore che ha il potere.

Per ragioni a me sconosciute (la tv c’entrerà qualcosa?) 230.199 elettori hanno scritto il nome della Moretti sulla scheda elettorale. Dico bene, sulla scheda elettorale per scegliere gli eurodeputati che ci avrebbero rappresentato al parlamento Europeo. Non è un voto per un concorso di bellezza né di simpatia. È il voto per un mandato elettivo, con tanto di preferenza nominale.

Nemmeno un anno dopo e la signora è pronta a lasciare il seggio al primo escluso del PD, decidendo per i suoi elettori chi deve rappresentarli. Democrazia diretta no! Ma democrazia rappresentativa nemmeno. Ci chiedono di scegliere un candidato, e poi il nostro voto decidono loro che è di qualcun altro.

La Moretti non è la prima, De Magistris ha fatto la stessa cosa per candidarsi e vincere l’elezione per sindaco di Napoli. E non sarà l’ultima, fino a che qualche regola non cambi. I politici non possono essere autoreferenziali, le istituzioni sono di tutti i cittadini, non possono loro decidere come comporle.

Secondo me l’abbandono del mandato e i voltagabbana, sono fenomeni estremamente negativi per la nostra democrazia. Per risolverli bisogna disturbare la Costituzione? Secondo me no.

Per esempio l’articolo 67 ha un suo ruolo ben preciso, quello di difendere i rappresentati dei cittadini da coercizioni. Uno dei tanti articoli non rispettati della nostra bella Costituzione. Oggi esponenti del PD dicono di credere nel contrario di quello che sono costretti a votare.

Gli eletti dovrebbero votare secondo il volere degli elettori che hanno dichiarato di rappresentare. E poi chiamano noi fascisti se ipotizziamo un antidoto contro i voltagabbana, e sono i primi a disattendere un articolo costituzionale grazie a leggi elettorali porcate che sottomettono gli eletti ai loro partiti.

Per trovare una soluzione a questi problemi ci vorrebbe un’armoniosa riforma elettorale, non dal punto di vista degli eletti, che si preoccupano solo di trovare il modello matematico a loro più congeniale, ma dal punto di vista dell’elettore e del bene del paese.

Rafforzare la relazione eletto-elettori per rafforzare il controllo del cittadino sul rappresentante e quindi aumentare la responsabilità politica degli atti compiuti dalla nostra classe dirigente. E per risolvere i casi alla Moretti, si potrebbe introdurre nelle leggi elettorali con preferenze una clausola del tipo: “in caso di dimissioni durante il mandato, il seggio lasciato vacante sarà assegnato ricalcolando la distribuzione dei seggi rispetto ai voti espressi durante le elezioni, a cui verranno sottratti i voti per il candidato dimissionario”. Vediamo se il partito ci pensa due volte a usare i politici in vista per fini elettorali.

La preferenza è cosa seria, è strumento di democrazia, e non può essere sfruttato dai partiti come uno specchietto per allodole.

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