Il Renzellum della casta

RenzellumArriva il Renzellum. Ma hanno capito a cosa serve una legge elettorale?

In un sistema di democrazia rappresentativa, serve appunto a permettere ai cittadini di selezionare le persone che poi li dovranno rappresentare nei palazzi del potere. Che non sia il sistema democratico che tutti noi sogniamo, un sistema dove non ci siano rappresentanti ma solo portavoce, è chiaro. Ma bisogna giocare con le regole del gioco, e le regole le detta la nostra Costituzione.

Appunto, la Costituzione, che continuamente è violentata da questa classe politica, è l’insieme di norme che regolano il gioco della democrazia italiana. Non c’è cosa che più mi infastidisce del sentire questi pseudo leader democratici fare annunci che mai, a meno di cambiare la Costituzione, sarebbero possibili. L’articolo 92 recita: “… Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio …”. Il “sindaco d’Italia” è quindi incostituzionale. Ce ne sono che diranno che di fatto è quello che succede dall’introduzione del Mattarellum prima e del Porcellum dopo, da quando alcuni politici, Berlusconi in testa, hanno cominciato a mettere il loro nome nel simbolo elettorale. Quando dicono ciò dimenticano Dini (1995), D’Alema (1998), Amato (2000), Monti (2011) e Letta (2013), tutti presidenti del consiglio, nominati dai presidenti della Repubblica in carica e di fatto mai scelti dagli elettori. Che a volte sarebbe stato meglio tornare alle elezioni è indubbio, ma tant’è, le regole esistono e sono state applicate.

Infatti, abbandonato il sindaco d’Italia, adesso sembra che il Renzellum stia per nascere.

La legge elettorale perfetta non esiste, ma non esiste, nel senso che non è accettabile, che i partiti elaborino e prediligano una legge elettorale, piuttosto che un’altra, al solo fine di aumentare il loro tasso d’eleggibilità. Non è la loro caverna di Alì Babà, con la legge elettorale che si sostituisce all’apriti sesamo, e i 40 ladroni che nel frattempo si son moltiplicati.

Se si guardano i dati storici, si nota come i partiti di destra sono generalmente più compatti e formano facilmente partiti e coalizioni, a sinistra invece tendono ad essere più distanti gli uni dagli altri. L’unica volta che la sinistra vinse veramente fu con l’Ulivo che forzò la debole coesione di una larghissima ala sinistra del parlamento.

Questa è la ragione per cui la destra predilige i maggioritari a turno unico secco (come il 75% del Mattarellum o le regionali), e la sinistra aspira al doppio turno (come per i grandi comuni). Entrambe non disdegnano troppo il proporzionale, anche se sposta i voti un po’ verso gli estremi.

Ed ecco la formula magica: il Renzellum. un Mattarellum a doppio turno. Il 63% dei seggi maggioritario uninominale secco come piace alla destra dei clientelismi, il 12% andrebbe tutto d’un blocco al vincente ad uno spareggio tra i due migliori, quello che piace alla sinistra caotica, e un po’ di proporzionale per ridistribuire il 25% restante.

Non sono contro il proporzionale a priori, ma dovrebbe essere con circoscrizioni piccole, di 3 o 4 eletti, per rafforzare il legame tra eletti, elettori e territorio. Comunque sia gli italiani hanno deciso nel 1993 con un referendum che vogliono un sistema fortemente maggioritario.

Che maggioritario sia, ma non con voto secco, non posso accettare che un candidato, votato da una maggioranza relativa, possa essere il rappresentante di tutti. In un momento di grande frammentazione politica, come lo si è oggi, neanche il doppio turno sarebbe rappresentativo.

Un maggioritario con voto plurimo sarebbe l’ideale. Cercare colui che di più rappresenta le diverse sensibilità del territorio che lo ha eletto. Mi sembrerebbe così di eleggere uno tra i miei conCittadini.

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