La strana sorpresina (del vecchio che avanza)

sorpresinaRenzi, il nuovo segretario della vecchia DC, domenica svelerà una sorpresina che dovrebbe mettere al palo il MoVimento 5 Stelle.

Aspettando l’esatta formulazione democratica, tutti ne sospettano il contenuto: riduzione dei costi della politica in cambio del sostegno sulla legge elettorale, sulla riduzione dei parlamentari e sull’abolizione delle province e del Senato.

Se questo fosse veramente il fondo del messaggio che sentiremo domenica, sicuramente in versione edulcorata, sarebbe infine chiaro a tutti che non ci hanno capito un’acca. Non solo la vecchia politica ma anche quella che si spaccia per la nuova. Non hanno capito cosa è il MoVimento 5 Stelle. Lo confondono con la loro definizione di partito, una versione traviata dalla politica corrotta.

Forse il messaggio del MoVimento non è stato chiaro per tutti come lo è stato per me.

Forse Renzi non si è reso conto di essere il segretario del partito che ha la quota di maggioranza della maggioranza parlamentare. Se questa maggioranza esiste, perché ha bisogno del MoVimento 5 Stelle? Se non esiste, perché non ne prendono atto lasciando ai cittadini il diritto di scegliere subito chi dovrà eleggere il prossimo presidente della Repubblica e quindi, scusate il gioco di parole, la politica della nuova politica?

Non abbiamo bisogno di fare accordi su temi per cui ci battiamo da anni. Vogliono ridurre i costi della politica? Lo facciano! Dimostrino che ne sono capaci, senza ricorrere a cavilli utili, a loro, che svuotano nella pratica le misure prese. A differenza loro, che ancora devono dimostrare di credere che la politica necessiti di una drastica dieta, il M5S ha già rinunciato a 42 milioni di Euro di rimborsi elettorali e ha accantonato più di 1,5 milioni di Euro a destinazione delle PMI solo nei primi 75 giorni di legislatura. Non servono gli annunci, basta farlo!

E poi? In cambio di una legge che non serve al MoVimento 5 Stelle, ma all’Italia, i nostri portavoce dovrebbero accettare una riforma sulla riduzione dei parlamentari, di cui non si conoscono i termini e la logica, una legge elettorale, che altro non sarebbe che un super porcellum con ancora un forte odore di anticostituzionalità, un’abolizione delle provincie che aspettiamo da anni e che, nel segreto degli emendamenti a leggi completamente eterogenee, resistono grazie alla maggioranza di governo, e un’abolizione del Senato che abolizione non sarebbe, ma trasformazione nel Senato delle Autonomie, un nuovo baraccone di costosi nominati.

Non hanno capito nulla! Proporre uno scambio ha senso quando le due parti possono guadagnarci ognuna qualcosa. Funzionava nella prima repubblica quando i partiti di giorno facevano leggi e di notte si spartivano il malloppo. Funzionava nella seconda repubblica quando i partiti, di giorno come di notte, si spartivano soldi e si appoggiavano a vicenda leggi ad personam, ad aziendam e ad castam.

Che senso ha chiedere uno scambio ad eletti che non hanno nulla da chiedere? Loro i costi della politica, per la parte che li riguarda, li hanno già ridotti. Loro, una legge elettorale giusta la voteranno a prescindere, come voterebbero una giusta e logica riduzione dei parlamentari, una reale abolizione delle provincie e del Senato, da qualunque parte venissero e senza altro in cambio.

Il senso è ovviamente un’enorme operazione di make-up, dove gli annunci non corrispondono ai fatti reali (vedi il nuovo decreto sull’abolizione dei finanziamenti pubblici, che altro non è che l’ennesima mutazione genetica per far uscire i soldi dalla porta dei palazzi facendoli rientrare dalla finistra), in modo da tenere in piedi questo governo che non riesce nemmeno ad emanare un decreto attuativo per creare il fondo dove i parlamentari del M5S vogliono versare la metà dei loro stipendi e la diaria non spesa a favore delle PMI. Scaldare una poltrona dorata non è fare politica. Permettere al M5S di creare questo fondo sarebbe invece l’ufficializzazione da parte loro che noi siamo diversi.

Io dico basta! E con me lo gridano tanti nostri conCittadini.

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