La strategia è chiara, ora dobbiamo solo vincere

strategiaDopo quello che io giudico un magnifico intervento televisivo, quello del nostro Alessandro Di Battista a Servizio Pubblico, sui giornali si è scatenato un dibattito che oppone chi pensa che Di Battista sia un burattino nelle mani della Casaleggio Associati e chi lo eleva ad esempio di coerenza e congruenza.

Ho come la sensazione che non ci si concentri sul messaggio principale, il cambio di strategia comunicativa del M5S.

Fino ad oggi avevo assistito ad ottime performance televisive di Paola Taverna, Luigi di Maio e molti altri ancora, dove i nostri portavoce insistevano sull’ipocrisia e la disonestà dei partiti tradizionali e argomentavano contro chi li accusava di non agire in nome di quei 9.000.000 di voti presi.

DiBa si è spinto oltre, complice il tema del momento, la legge elettorale, spiegando davanti a milioni di spettatori la strategia del M5S: vincere, anche solo di un voto, per obbligare gli altri ad ascoltarci e metterli pubblicamente di fronte alla scelta tra interessi personali ed interesse collettivo.

Anche con una legge puramente proporzionale, come quella che è uscita dalla sentenza della Corte Costituzionale, il partito che prende più voti si vedrà incaricato di proporre un candidato alla presidenza del consiglio, che a sua volta dovrà presentare un programma e una squadra di governo al parlamento.

Un M5S prima forza politica d’Italia potrebbe presentare un programma per la collettività, privo di conflitti d’interessi e favori alle lobbies. Un M5S prima forza politica d’Italia potrebbe presentare una squadra di ministri scelti tra i più eminenti cittadini italiani. Persone trasparenti con curricula conosciuti ed apprezzati.

Se mi aspetto una reazione di rigetto da un partito patronale come è Forza Italia, mi chiedo con che faccia un Partito che si definisce Democratico rifiuterebbe di dare la sua fiducia a tale progetto. Progetto che, ne sono sicuro, molti loro elettori condividerebbero, così come molti dei loro elettori avrebbero appoggiato la candidatura di Rodotà alla presidenza della Repubblica se solo il PD avesse permesso una consultazione pubblica.

Qualcuno recentemente mi ha detto che, come noi abbiamo rifiutato ogni dialogo con Bersani e Letta, così loro si comporteranno con noi, e quindi una legge proporzionale sarebbe fonte di ingovernabilità. Questo non è del tutto vero. Non è vero che Bersani e Letta abbiano mai presentato una squadra di governo che la nostra base avesse potuto valutare ed accettare. Stesso discorso per un programma che prevedeva TAV ed acquisto di F35.

Non puntiamo alle poltrone, non dobbiamo proteggere gli interessi di nessuno se non quello dei cittadini. Le elezioni di febbraio 2013 l’hanno dimostrato, si può vincere. E questa volta, una campagna elettorale capillare, con documenti e fatti, esperienza e competenza, potrebbe cambiare volto al responso delle urne.

In alto i cuori. Un voto in più, e si può cambiare l’Italia. Un voto in più per riconsegnare la nostra Italia ai nostri conCittadini.

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