L’adozione del matrimonio egualitario

matrimonio egualitarioA volte ritornano. Sono gli argomenti sui diritti civili. Passa acqua sotto i ponti delle elezioni, le legislature si susseguono, la società cammina, si evolve, per alcuni tornando alle sregolatezze che segnarono il declino di grandi civiltà del passato, per altri prendendo sempre più coscienza che il mondo è tutto tranne che binario, con tutte quelle sfumature di grigio (50?) che ci sono tra il bianco e il nero.

In Italia non ne sentivo parlare con i toni accesi di questi giorni dalla fine del 2007, quando i DICO, le unioni al metadone dell’Unione, si spensero sulla crisi di governo che avrebbe colpito inesorabile il governo Prodi nel primo mese del 2008. Dopo 6 anni ci risiamo.

Ma che DICO? Partnership. Alla tedesca e un po’ all’inglese, tanto per farla sempre un po’ all’italiana.

Ad onor del vero, già nelle primarie di fine 2012, il vincitore Bersani prometteva un istituto legale per le unioni civili riprendendo il modello tedesco della Eingetragene Lebenspartnerschaft. Datata 2001 permetteva alle coppie dello stesso sesso di vedere riconosciuti i diritti di una coppia davanti allo Stato. Non era inizialmente contemplata alcuna forma di filiazione ed adozione, ma sentenze giuridiche hanno modificato nel corso degli anni la struttura originaria di questo contratto, fino ad estendere diritti e doveri del matrimonio a questo istituto, tra cui l’adozione del figlio del partner.

Strumenti legislativi pensati negli anni ’90, del secolo scorso, ultimo del millennio passato, sono stati adattati, se non superati, da legislature più recenti e più in linea con la società contemporanea. Sì, perché se da un lato le leggi servono a regolamentare le evoluzioni della società, servono anche a proteggere le realtà venutesi a creare da questa società che di stare ferma non ne vuol sentire.

In Francia, nel 1999 furono adottati i PACS, patti civili di solidarietà. La destra, le associazioni cattoliche, fecero scendere in piazza milioni di oppositori, per poi riconoscere sommessamente, durante le celebrazioni per i 10 anni di questo strumento, che questa forma d’unione civile, aperta a coppie di persone di sesso diverso od uguale, non aveva creato alcun disagio alle cosiddette coppie tradizionali.

Gli stessi manifestanti, ancora più agguerriti, sono scesi di nuovo in piazza nel 2013 per contrastare “le mariage pour tous”, il matrimonio egualitario, qualunque sia il sesso dei coniugi contraenti.

Perché di nuovo questa rabbia conservatrice? Perché a differenza dei PACS, il matrimonio apre il diritto all’adozione che, fino a quel momento, in Francia era consentita solo per single e coppie sposate.

Perché sono contento che la Francia abbia fatto questo passo e ridisegnato la struttura legale delle famiglie transalpine? Perché come dicevo, la legge serve anche a tutelare situazioni in essere. Prima di pensare a quello che sarà, penso a quello che è. Coppie il cui bambino è figlio, naturale o adottivo, di solo uno dei due esistono. Tra gli eterosessuali e gli omosessuali.

Qualcuno non ci avrà mai pensato, ma se un single può adottare, può succedere anche che poi trovi l’anima gemella.  Ancora più strano può sembrare ad altri il fatto che anche gli omosessuali siano fecondi, e che se esiste Luca, che prima era gay, ed adesso sta con lei, posso testimoniare di chi, in Italia, prima era con lei, ma adesso è felicemente gay (con tanto di figlie che lo adorano). Conosco, in Francia, coppie con figli naturali di una delle due donne che i piccoli chiamano mamme.

Se si lasciasse alla mente la possibilità di apri gli occhi per guardare il mondo nelle sue mille realtà, si riuscirebbe forse a capire che non ci sono adulti che vogliono soddisfare i loro capricci ma genitori che chiedono di vedere difesi i diritti dei propri bambini.

Nel 2014, in Italia, si vogliono risolvere problemi usando formule che in Europa erano d’attualità 20 anni fa.

Curiosa è stata la recente polemica tra Fiorella Mannoia e Povia, che difendono le loro posizioni portando alla luce dei riflettori due lettere di gente comune. Tutto è iniziato quando Povia ha lanciato una provocazione sul tema gay e adozioni. Fiorella Mannoia ha risposto con una lettera inviatale da una sua ammiratrice che spiega come l’unica cosa che è contata nella sua crescita sia l’amore con cui la madre adottiva, restata vedova un anno dopo l’adozione, l’aveva cresciuta da sola, senza una figura paterna. Povia replica con una lettera in cui un ragazzo adottivo descrive il suo percorso di crescita grazie ad un padre che rappresenta l’energia e il coraggio e una madre che rappresenta amore, pazienza e sopportazione.

Immagino ci vogliano dieci minuti a trovare: una lettera dove un uomo spiega come sia soddisfatto dalla vita grazie alla sua carriera, e pazienza per gli affetti, tanto con i soldi che può vantare! e una dove un uomo ringrazia Dio per la famiglia che ha ed è contento di fare un lavoro da 1000 € al mese, che poi di questi tempi!

Questo per dire che due lettere non fanno la verità, due lettere sono due in un oceano di situazioni incomparabili tra di loro.

Come Povia fa notare, la parte debole è il bambino. Toglierei mai un bambino, o peggio ancora un adolescente, rimasto orfano di madre, ad una donna che l’ha visto crescere, solo perché la madre biologica del piccolo non era lei ma era la sua compagna deceduta?

In tutti questi anni di dibattito ho seguito con attenzione ed elaborato una mia visione. Tutto sarebbe più semplice se il diritto di famiglia fosse scisso in due. Una parte riguardante i diritti ed i doveri della coppia, una parte riguardante i diritti ed i doveri dei genitori verso i figli. L’istituto dell’adozione sarebbe come oggi, controllato dallo Stato che giudica se una coppia è, o no, idonea a crescere un figlio. Se ci sono dubbi sulle famiglie omoparentali, basta fare un giro per il mondo.

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