L’altro punto di vista di Beppe venerdì a Italia5Stelle

italia5stelleQuesta volta non ce l’ho fatta. Non sono riuscito a raggiungere Roma per il raduno d’Italia5Stelle di questo fine settimana. Fortunatamente la rete mi permette di seguire la diretta anche a distanza, da Parigi.

Ieri sera Beppe è intervenuto con un lungo monologo tra la satira e la realtà. Uguale a se stesso, ci lascia liberi di decidere quale sia il confine tra il comico e il politico. D’altronde a lui non interessa e questo lo si poteva leggere nel suo stesso discorso. Sogna un’Italia di persone libere di pensare e di decidere del loro futuro.

Un intervento che mi è piaciuto. Non esente da critiche, ma globalmente apprezzabile e condivisibile.

Cominciare a ritmo di musica è stata un’idea intelligente che interpreto come introduzione alla scelta di miscelare il serio ed il faceto. Il primo scivolone, sicuramente voluto ma di cui non capisco la necessità, è quando aggiunge la superflua frase “più o meno buoni” riferendosi ai sindaci. Ci saremmo risparmiati qualche inutile, malevolo ma pur sempre stupidamente dannoso, commento in più sul Pizzarotti gate.

La parte su lavoro, redditto, crescita, è stata perfetta. Un ritorno alle origini, al reddito separato dal lavoro, alla rivoluzione culturale di come concepire l’utilità dei cittadini verso la società, il tutto partendo dall’attualità che ci mostra come qualunque rivoluzione propongano i residui della vecchia politica, mai proveranno a guardare il mondo da un punto di vista diverso, ma solo proponendo vecchie ricette spesso già dimostrate inefficaci se non pericolose.

Una riflessione che già mi ero fatto in passato e che ieri sera mi è rivenuta: le stampanti 3D sono un argomento che non gli riesce trattare. Nel senso che ieri, come da Vespa a maggio, appena ha introdotto l’argomento, si è perso in dettagli incomprensibili per chi già non ha una conoscenza di base di questa tecnologia, senza fare esempi pratici o spiegare esattamente cosa significa l’avvento di questo nuovo concetto. Peccato perché sarebbe un modo per mostrare che è il momento storico in cui si può cambiare punto di vista sul mondo e su come concepiamo l’economia.

Un assurdo errore si è verificato poco prima della conclusione di Beppe. Per me che seguivo la diretta web, al momento in cui la piazza, con la complicità di Beppe, si apprestava ad urlare che per il futuro “o noi, o noi”. Non c’è alternativa. Bene, al quel momento è apparso a tutto schermo, davanti i miei occhi un “o noi, o la democrazia”. Vi lascio immaginare quanto io possa essere rimasto perplesso. Mi solleva leggere oggi che la loro giustificazione è del tipo: ci è scappato il “fine della”. Volevano scrivere “o noi, o la fine della democrazia”. Meglio un gruppetto di distratti che un movimento fascista.

La conclusione è sicuramente stata all’altezza delle mie aspettative. Riassumere il MoVimento nelle parole “comunità” e “persone che si vogliono bene”, e ricordando che in fondo il nostro obiettivo principale è semplice: “portare persone perbene dove non ne hanno mai viste”.

La nostra rivoluzione è tutta qua: permettere una politica di cittadini conCittadini per essere liberi di sognare che si possa costruire un futuro guardando anche da un altro punto di vista.

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