Lo tsunami su Roma, un anno dopo. Tempo di valutazioni?

tsunamiAll’ora che scrivo, un anno fa, ero su di un aereo che mi portava ad una festa tra amici. Amici che ancora non avevo ma con i quali condividere serate e risate, progetti e programmi, studi e relazioni, lettere di protesta e di sostegno, dirette web e ore di ascolto silenzioso. Uno tsunami per Roma, per la politica italiana e per me.

Recentemente entrato nel mondo dell’attivismo pentastellato a Parigi e nel gruppo Europeo, la tappa finale dello Tsunami Tour del 22 febbraio 2013 fu per me come una tappa di partenza.

Il MoVimento 5 Stelle è una rete. Una rete d’amicizia, una rete d’intelligenza, una rete d’informazione. Una rete che include tutti, gli elettori  e gli eletti, passando per gli attivisti.

Gli eletti non sono una razza a parte. Sono cittadini come noi, cittadini che sono stati delegati a portare la nostra voce nelle istituzioni, cittadini che per qualche tempo lavorano a tempo pieno sulle procedure giornaliere della macchina politica, ma che restano a contatto con i cittadini, e permettono loro di partecipare alle scelte che si faranno.

Facendo parte di un meetup molto attivo come il Meetup Europa, ho avuto modo di conoscere qualche parlamentare da quando sono nel mondo degli attivisti a 5 stelle.

Dal mio concittadino, anche lui di Alatri, Luca Frusone, al quale ho affidato la mia prima firma a favore del M5S, durante la raccolta firme per partecipare alle elezioni; a Federica Daga e Massimo Enrico Baroni, con i quali, insieme ad un’altra decina di attivisti, abbiamo passato tutta la sera e la notte tra il 23 e il 24 febbraio, a riempire moduli per i rappresentanti di lista (rischiando di perdere l’aereo di ritorno di quello alla prima riga di questo post); Laura Bottici, Paola Taverna,  Maria Edera Spadoni, Manlio Di Stefano, con cui ho condiviso eventi, serate, tavole e pause, discutendo e arricchendo a vicenda le nostre conoscenze ed opinioni.

Il numero di parlamentari con i quali sono in contatto, o che ho potuto incontrare e con i quali ho discusso è importante. Ogni volta ho pensato che avessimo mandato a combattere in prima linea le persone giuste.

Solo una volta sono rimasto deluso da uno di questi incontri, ed è stata la prima ed unica volta che ho incontrato Francesco Campanella. Era aprile, i nostri eletti erano ai loro primi giorni di legislatura. La legge elettorale era un argomento caldo allora, come lo è oggi. Me ne sono sempre interessato, ed incontrando Campanella, membro della prima commissione, ne abbiamo discusso.

Ricordo che mi infastidì il sentimento che per lui una buona legge elettorale fosse quella che ti fa vincere svantaggiando l’avversario, così come fecero all’alba della seconda Repubblica contro il Partito Comunista, al quale Campanella mi ha detto essere legato a quei tempi.

Ed io che ai tempi riflettevo ad una legge giusta, che permettesse una giusta attribuzione dei seggi rispecchiando il volere degli elettori. Ricordo la delusione di quell’incontro. Ma non si può giudicare qualcuno per un solo, benché lungo, scambio di battute. Allo stesso modo non sono io che potrò giudicare quegli eletti che mi sono sembrati affidabili.

In questi giorni il nome di questo senatore M5S è tornato alle cronache per alcune dichiarazioni, sue e di altri suoi colleghi. Uno di loro rischia anche un’espulsione tramite voto sul portale da parte degli iscritti. La possibile espulsione, non la prima tra gli eletti del MoVimento, è tra l’altro motivata da una lettera di attivisti del territorio di provenienza dell’eletto.

Il caso non è però molto dissimile dal caso Alessio Tacconi. Il meetup di cui faccio parte sono mesi, da prima dell’elezioni, che cerca di far emergere un’insieme di comportamenti che si discostano dal profilo tipo a cui aspiriamo per i politici di domani, e fin da oggi per il M5S.

A volte mi chiedo anche come sapere se si è dalla parte della ragione o del torto e chi dovrà giudicare.

Un anno è passato da quando i nostri eletti siedono nel parlamento. I candidati all’elezione furono scelti tramite votazioni online, legando persone e territorio. Perché dopo un anno dal loro insediamento, i territori non potrebbero essere di nuovo chiamati a giudicare?

Questa volta non sarà per scegliere il loro candidato, ma per esprimere il loro giudizio su chi è stato delegato a portavoce. L’elettore dovrebbe giudicare se l’eletto della sua circoscrizioni esercita il mandato rispettando le motivazioni che hanno spinto a votare M5S.

Chi meglio della base può giudicare? E perché non farlo con scadenza annuale? Chi non sarà giudicato all’altezza dovrà confrontarsi direttamente con i suoi elettori per capire come correggere il tiro. Se le divergenze dovessero persistere, l’eletto dovrebbe prenderne atto. Lo scopo non è fare epurazioni dall’alto, ma pulizia dal basso. Questa potrebbe essere l’occasione.

Ce l’hanno chiesto loro e noi eseguiamo, siamo il loro fiato sul collo. Cittadini che controllano i loro dipendenti conCittadini.

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  • Melania

    ciao ferruccio, hai pubblicato il tuo post anche in liste civiche?