Morti bianche, statistiche e giornalismo

I numeri!cascoguanti

Quando io vedo in numeri impazzisco. Sarà che sono ingegnere.

Mi è capitato sotto gli occhi questo articolo di Repubblica.it e vedendo delle cifre, mi sono fermato a riflettere.

Secondo quanto riportato dall’articolo gli incidenti e i morti sul lavoro, dal 2008 al 2012, sono calati del 22% i primi e del 28% i secondi. Indubbiamente sono percentuali altissime, considerando che non mi risulta che i controlli siano aumentati in maniera consistente al fine di combattere il malaffare della mano d’opera a basso costo. Costo dei lavoratori e costo delle infrastrutture e materiali che servono a proteggere i lavoratori stessi. Comunque per festeggiare è chiaro che aspetterei che la riduzione sia del 100%.

Poi, leggendo l’articolo, vedo che i calcoli sono stati fatti sulle unità, sulle cifre in assoluto. Citando questi dati, nel 2012 sono morte 790 persone (790 persone di troppo, aggiungo io) quando nel 2011 erano 866. Subito ho pensato: ma vuoi vedere che in un anno sono morte l’8,8% in meno di persone in quei settori d’attività, principalmente costruzioni ed industria pesante, dove la disoccupazione è schizzata ben oltre queste percentuali?

Ecco, questo è il punto. Quando si usano i numeri, bisogna anche saperli usare. Io le statistiche non le ho ma, facendo un esempio inventato di sana pianta, se in dato momento i lavoratori nei settori a rischio erano 1.000.000 e ne sono morte 500 e un anno dopo, a causa della crisi, i lavoratori sono 800.000 e ne muoiono 400, c’è poco di che stare allegri. Certo, ci verranno a dire che i morti sono calati del 20%, ma dimenticano di dirci che, sia nel primo che nel secondo anno, i morti restano sempre lo 0,05% dei lavoratori. Nessun passo in avanti è stato fatto.

Poiché il mio lavoro è quello dell’ingegnere e non quello del giornalista d’inchiesta mi chiedo: ma chi scrive le notizie sui giornali è pagato per riportare frasi dette o per analizzarle e diffondere la verità? Cari i miei sedicenti giornalisti, spero torniate presto a fare il vostro lavoro, per informarci come si deve e non solo per riportare le propagandistiche affermazioni della nostra tanto odiata classe dirigente.

Anche voi avete una responsabilità enorme sui progetti d’avvenire della nostra amata Italia. Anche voi, tramite l’informazione che date, formate le coscienze dei giovani che poi saranno i politici, gli amministratori e gli imprenditori di domani. Fate un favore a tutti, lavorate! Fate le pulci ai dati che ricevete. Solo così informerete come è giusto che sia i vostri ConCittadini.

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