Riforme costituzionali: non è questo il punto

puntiLe riforme costituzionali ed elettorali del governo sono pessime, ma non è questo il punto.

Riduzione della partecipazione democratica, tra firme per i referendum triplicate e un Senato non elettivo. Governo con una maggioranza assicurata alla Camera. Deputati eletti in mini liste preordinate di nominati dalle segreterie di partito. Il potere legislativo ed esecutivo nelle mani di pochi e un’impotente opposizione di fronte. Una legge elettorale che distorce la rappresentatività a favore della governabilità.

Un articolo del Sole 24 Ore del febbraio scorso rivela come la percentuale di decreti attuativi varati negli ultimi anni era a quel momento del 40%. Questo significa che, di tutte le leggi varate dal parlamento, il 60% non era ancora effettivo. Votate ma non attuate. Più di 450 leggi ancora da applicare.

Sicuro che non confondano governabilità con potere?

Preferiscono una forma di Stato dove il governo possiede facoltà illimitate di legiferare, pur sapendo che oggi non riesce a garantire che le leggi varate dal parlamento abbiano il loro decreto attuativo per essere applicate.

Non si dovrebbe puntare al contrario?

Un governo occupato a varare decreti attuativi che acceda alla fiducia in casi straordinari, ben definiti, mentre il parlamento vara leggi. Potere legislativo al parlamento, potere esecutivo al governo.

La nostra bella Costituzione, prima di riformarla provassero ad attuarla.

Siamo tutti concentrati sul contenuto della riforma del governo. Ognuno pronto a difenderlo o a criticarlo. Spieghiamo i perché e i per come di ogni dettaglio. Però abbiamo smesso di chiederci perché questa riforma è nata dal governo e non dal parlamento.

Il governo, invece di attuare le leggi, passa il tempo a scriverle e a battersi per difenderle. E chiede di riformare la costituzione andando in senso opposto di quello che servirebbe al paese.

Dovevamo migliorare la costituzione. Invece la riforma è pessima. Ma non è questo il punto.

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