Oltre i partiti

Sono mesi che mi occupo di legge elettorale con un gruppo di amici ed attivisti del MoVimento 5 Stelle nel MU Europa per volare oltre i partiti.

Avendo lavorato sull’argomento, ho potuto rispondere prontamente, mostrando sia la nostra perplessità circa la scelta fatta, sia la nostra totale disponibilità a cercare convergenze tra le idee in nome della migliore soluzione per i cittadini. Il tema è diventato caldo in queste ultime settimane in seguito alla proposta elettorale firmata M5S.

sintesi

In altri tempi sarebbe stato impensabile. Degli eletti che rispondono ad un gruppo di cittadini in maniera trasparente e pubblica, in modo da permettere il dialogo e il confronto. Roba da matti. I matti che adoro: quelli a 5 stelle.

Perché mi spendo a difendere l’idea del Cittadinum di cui ho già parlato in un precedente post? Semplicemente, perché credo in questa idea! Ma sono cosciente che ci sono dettagli da migliorare, e infatti dalla prima versione molte cose sono già cambiate e la proposta ancora evolve. Spero in meglio.

Il Cittadinum è un voto maggioritario uninominale a voto alternativo, con una correzione proporzionale. Forse il sogno è troppo grande, forse il paese non è maturo, ma io sarei pronto ad accettare la sfida.

Vorrei che l’eletto di un collegio sia colui che meglio rappresenta la sintesi tra le varie sensibilità del suo elettorato. Si può essere ecologista, capitalista, federalista, classista, e ancora tanti altri aggettivi in -ale, -ore, -obo, e via dicendo. Un po’, abbastanza, assolutamente od esattamente il contrario di tutto ciò, o solo di alcuni.

Quanti dei candidati, quelle rare volte che si possono scegliere, possono vantarsi di pensarla esattamente come i cittadini che dovrebbero rappresentare? Il voto alternativo permette di selezionare il candidato che più rappresenta la maggioranza degli elettori, il nostro concittadino ideale.

Sì, ecco il parlamento che sogno: un parlamento di sensibilità diverse, eterogenee e rappresentative. La maggioranza non deve essere di partito, ma di principi. Le maggioranze possono e devono essere trasversali e variabili. I parlamentari devono essere spinti dalla vicinanza con i cittadini che rappresentano.

Ecco, il mio parlamento perfetto: un parlamento di miei conCittadini.

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  • andrea

    Ho letto questo articolo con un pò di sfiducia di partenza (pregiudizio) in quanto sono uno degli scettici verso il qualunquismo che sta pervadendo il M5S da mesi, e verso le scelte a volte davvero incomprensibili dei grillini… però devo ricredermi in quanto la proposta del Cittadinum che mi riprometto di approfondire sembra proprio nascere da quel concetto che da anni ormai vado inutilmente sbandierando ogni qual volta mi si chiede “sei di destra o di sinistra?”; oppure “di che partito sei?. alle mie risposte, eterogenee in base al periodo storico, al momento personale, all’offerta partitica di quella tornata elettorale, tutti rimangono interdetti e mi tacciano quale “saltinbanco” “incerto”, “poco esperto” o peggio… quello che ho sempre creduto io, invece,è che è matematicamente e ontologicamente impossibile che un cittadino con un pò di cervello e una mente pensante possa identficarsi totalmente con un movimento politico unico. abbiamo troppe idee e siamo troppo differenti per poterci identificare con un partito e che questo partito abbia nel programma tutte le nostre idee. allora cosa fare? anarchia? no, la soluzione non è così banale ed estrema. anzi estrema lo è in quanto impensabile in un Paese che fa della partitocrazia un pilastro della vita socio- economica. quello che immagino io è un Parlamento senza schieramenti politici se non delle aree largamente comprensive che radunino persone, cittadini, rappresentanti dei più svariati modi di pensare ed essere presenti nella società attuale. delle macro aree di riferimento culturale. ma sempre in fieri, sempre vive, mutanti come muta la sensibilità della opinione pubblica. e gli eletti come ben dice Ferruccio nel suo post, devono essere dei rappresentanti di una “sensibilità media” presente tra i cittadini al momento del voto. che di volta in volta votano o meno le leggi non perchè glielo impone il partito ma perchè le ritengono giuste o meno. è pazzia? a me sembra pazzia il contrario. ovvero un parlamentare che vota anche contrariamente a ciò che pensa solo perchè il suo partito glielo impone. non è normale. Potrei stare ore a descrivere questa rivoluzione ma mi fermo per non annoiare e perchè tanto non credo si realizzerà mai. ad majora Andrea T.

  • Che finale pessimista Andrea!!! Una scommessa alla Pascal, no?
    Se lotti per averlo e l’ottieni, avrai il paradiso (su terra, nel nostro caso). Se invece non concludi nulla, saprai almeno d’averci provato.
    Se non l’hai fatto, leggi anche gli altri post che ho scritto. Il blog è recente, un esperimento, mi impegnerò per farlo vivere, in modo intelligente.
    Accetto critiche, ma non guardarlo con l’occhio del giornalista, solo con lo sguardo curioso e la mente aperta.

  • andrea

    qui il giornalista non entra proprio. sono un osservatore, un cittadino, un amico, al massimo un critico (qualora non mi trovassi d’accordo). spero di dare il mio contributo “liberopensante” a questa tua creatura… non sapevo del tuo impegno e ne gioisco. il mio non è pessimismo ma realismo e pragmatismo. piccoli cambiamenti …progressivi…ma su certe rivoluzioni questa tecnica non giova. se non ci riesce il M5S a sconfiggere il sistema dei partiti (perderebbe lavoro mezza Italia direttamente o indirettamente)…ti chiedi perchè l’Italia non ha mai avuto una vera rivoluzione come la gran parte delle Democrazie? Francia, USA, Polonia, Russia, UK, e persino nei paesi Arabi ora stannno tentando…noi pensiamo sempre di cambiare tutto con le parole (io per primo)…. buon weekend