Ripartire dall’onestà

(ansa)
(ansa)

Sabato scorso, 24 gennaio, a molte centinaia di chilometri da me c’era una piazza gremita di persone che chiedevano solo una cosa: ripartire dall’onestà.

Piazza del Popolo era una splendida piazza per non dimenticare. Non dimenticare i Fiorito, i Galan, i Cota, i Formigoni, i Buzzi, i Frigerio, i Greganti. Non dimenticare rimborsopoli, expo, mose, mafiacapitale.

Ciò che ad ogni cittadino italiano sembrerebbe la più elementare delle necessità, dire no ai condannati in via definitiva dal Parlamento, per la maggioranza eletta è richiesta da respingere.

Considerare lo stipendio, la diaria, la pensione, come un qualcosa di non dovuto a chi è condannato, soprattutto se la condanna è legata alla sua attività di amministratore della cosa pubblica, per la maggioranza eletta è richiesta da respingere.

La maggioranza degli italiani cosa avrebbe votato a queste proposte del MoVimento 5 Stelle? E’ popolismo od è buon senso? Ho sentito un politico rispondere: “se è un diritto va tutelato, come per ogni cittadino”. Solo che nessun cittadino ha diritto a questi emolumenti.

L’Italia è afflitta da grandi mali, la disoccupazione crescente (13,4% all’ultima rilevazione Istat), la povertà dilagante (10 milioni di poveri secondo le ultime stime, 6 milioni di povertà assoluta), la gestione dell’immigrazione, l’emigrazione che non registrava questi livelli da decenni, la mancanza di diritti, ed i doveri che spettano a pochi.

Sono tra quelli che credono che la soluzione a questi mali esista, ma che serva trovare le risorse necessarie, umane ed economiche, per poterci lavorare. Credo anche che le risorse economiche non saranno mai trovate finché chi ha gestito la cosa pubblica come in questi decenni non lasci il posto ad un nuovo modo di pensare il bene comune.

A questo punto della Storia italiana le ideologie contano poco. A questo punto della Storia si può anche discutere di quale sia la soluzione migliore ad ognuno dei problemi del bel Paese, opponendo visioni liberali a visioni statalistiche, visioni conservatrici a visioni progressiste. Ma, fin quando gli attori di questa discussione non dimostreranno di avere il bene comune come obiettivo in fondo al cammino, la possibilità che la politica arrivi a vere soluzioni sarà nulla.

Non mi interessa se fra 10 o 20 anni governerà un partito di destra o di sinistra, dovessero ancora significare qualcosa queste parole, l’importante è che governerà gente che avrà il bene dei loro conCittadini italiani come orizzonte, e che dai cittadini italiani è stata selezionata, e a cui i cittadini italiani possono avanzare richieste ed essere ascoltati.

Questa è la politica per il bene comune, e credo nell’Italia che verrà. Però bisogna agire ora. In modo semplice, rivoluzionario, culturale. Non astenendosi, fermandosi, aspettando. Bisogna ripartire, ripartire dall’onestà.

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