Se questa non è un’occasione…

Se questa non è un'occasioneSe questa non è un’occasione…

In principio furono i principi. Politici incensurati, massimo due candidature, dimezzarsi lo stipendio. Onestà, trasparenza, nessuno deve rimanere indietro. Uno vale uno, intelligenza collettiva, la base.

Volevamo cambiare il mondo, volevamo cambiare la politica, e ci stiamo riuscendo. Arrivammo anche a dire che il M5S sparirà il giorno in cui la politica sarà un enorme MoVimento. Via le ideologie, solo buon senso, in un democratico confronto che avesse come unico scopo il benessere dei cittadini in Italia.

Solo una guida, la Costituzione, che saremo presto chiamati a difendere dall’ennesimo attacco autoritario. Ma questa è un’altra storia.

Ogni scelta, ogni regola che ci diamo, è l’esempio, in piccolo, di quello che proporremo per l’Italia di domani. Siamo partiti da una tabula rasa, non perché di esempi non ne esistessero, ma perché abbiamo ritenuto che tutto quello che è stato costruito finora sia stato corrotto, dal potere di pochi con conseguenze sui molti.

Questa tabula rasa va ora riempita.

Se questa non è un’occasione…

La legge è uguale per tutti. Poco importa se tu ti chiami Pizzarotti, Nogarin, Fucci, Capuozzo, ma anche Grillo o Cittadini.  Poco importa che tu sia il primo tra i primi o l’ultimo degli ultimi. Regole chiare, rispettando Costituzione e principi di base del MoVimento, sono la base di una comunità democratica a 5 stelle.

Non vorremmo che le regole ferree che ci diamo siano quelle che regoleranno domani la politica italiana? Dovremmo pur scriverle per trasformale in legge. Perché non cominciare?

Se questa non è un’occasione…

In questi mesi sono accaduti episodi che potrebbero aiutarci a darci una linea di condotta che domani potrebbe essere una legge dello Stato (quando già non lo è).
Se avessi in mano il lapis per incidere la tabula, comincerei con due proposte:

  • se sei un pubblico ufficiale e subisci pressioni mafiose, devi denunciare la persona alle autorità e prendere subito le misure necessarie per far sospendere la persona dal suo gruppo; se le indagini preliminari bastano a sospettare che ci sia stato scambio di voti (anche se non significativi per la vittoria) si chiede a chi ha diritto di voto (nel M5S gli elettori delle comunarie, un domani per gli eletti i loro elettori) se ritornare alle urne (a differenza della decisione presa a Quarto, le dimissioni automatiche rischiano di invogliare a comprare voti per provocare le dimissioni)
  • se si riceve un avviso di garanzia si da comunicazione pubblica dell’atto. Studiate le carte, si pone il quesito agli aventi diritto di voto sulle dimissioni o meno del pubblico ufficiale. (Il caso Nogarin ha seguito questa regola, ma non ci sarà voto, i casi Fucci e Pizzarotti non l’hanno seguita; ma eviterei automatismi legati all’avviso di garanzia perché basterebbe denunciare qualcuno per farlo dimettere)

Sono convinto che nelle mie proposte ci sia qualcosa che non va, casistiche a cui non ho pensato. Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza collettiva. Io ancora ci credo.

Se questa non è un’occasione…

Ammetto che non mi diverte, né apprezzo, vedere da una parte Pizzarotti che secondo me ha sbagliato a non rendere noto l’avviso di garanzia e dall’altra parte lo Staff che applica regole di principio adattandole ai casi.

Pizzarotti da un lato difende sacrosanti principi di democraticità, di equità, senza porsi il dubbio d’aver agito in modo non trasparente, lo Staff dall’altra parte che difende l’altrettanto sacrosanto principio di trasparenza senza mettere in causa il suo modo unilaterale di gestire questi episodi.

E se invece di alimentare lo scontro perché entrambi stanno sbagliando, ci ritrovassimo insieme ad approfondire le parti giuste di ognuno?

Se questa non è un’occasione… quando lo sarà?