Voto disgiunto contro le foglie di fico

foglie di ficoA meno di un mese dalle elezioni amministrative in ben oltre 1.000 comuni italiani, attraverso gli schermi tv, internet, e giornali, le nostre case sono invase dai volti più o meno noti dei candidati al ruolo di sindaco. Candidati o foglie di fico?

Discutendo con amici e conoscenti, commentando su Facebook o sotto gli articoli dei giornali online, si può costatare come esista una parte non trascurabile dell’elettorato che voterà un partito per il suo candidato e non per il partito stesso. Un esempio su tutti è il PD romano del candidato Giachetti.

Dopo gli scandali legati a Mafia Capitale, il PD capitolino ha subito un duro colpo e perso molti dei suoi abituali sostenitori. La candidatura dell’ex Radicale (nonché ex Verdi ed ex Margherita) sta restituendo un po’ di ossigeno ad un partito che nella capitale sembrava destinato ad un fallimento epocale. Per quel che valgono, ad oggi i sondaggi danno comunque il candidato democratico perdente, che si fermi al primo turno o che raggiunga i ballottaggi.

Ho personale testimonianza di persone che affermano che non avrebbero votato PD ma che hanno cambiato idea perché il candidato è proprio il vicepresidente della Camera dei Deputati, ruolo che, all’ora in cui scrivo, occupa ancora e dal quale, a quanto mi risulta, si dimetterà solamente in caso di vittoria. Cosa significa?

Significa che, se il candidato sindaco dovesse perdere, per lui si aprirebbe la strada del consiglio comunale, come stabilito dal Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, art.73, comma 11: “[…], sono in primo luogo proclamati eletti alla carica di consigliere i candidati alla carica di sindaco, non risultati eletti, collegati a ciascuna lista che abbia ottenuto almeno un seggio. […]”

La domanda che mi pongo da settimane, e a cui non riesco ad ottenere disposta dal diretto interessato, è: Giachetti, in caso non fosse eletto, siederà in consiglio o preferirà continuare a fregiarsi del titolo di Onorevole restando in parlamento?

Gli elettori romani, così come tutti gli elettori dei comuni italiani per cui vale questa legge elettorale (comuni sopra i 15.000 abitanti), dovrebbero sapere prima di votare se il loro candidato ha intenzione o no di assumersi l’onere e l’onore di far parte del consiglio comunale o se, in caso di sconfitta, lascerà il suo posto ad altri che gli elettori non avrebbero votato.

Per  i comuni al di sopra dei 15.000 abitanti esiste il voto disgiunto. Un meccanismo che permette di limitare l’effetto foglie di fico: nei grandi comuni, gli italiani potranno votare per il candidato sindaco, ma scegliere un’altra lista per la distribuzione dei seggi al consiglio.

Niente paura. Il rischio di cohabitation è pressoché inesistente, poiché alle liste collegate al candidato sindaco vincente viene comunque assegnato il 60% dei seggi, tranne il rarissimo caso in cui un’altra lista abbia il 50% dei voti o che il candidato vinca al primo turno senza che le sue liste raggiungano il 40% delle preferenze (Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, art.73, comma 11).

Sfruttando il meccanismo del voto disgiunto, si potrà quindi evitare che le foglie di fico attraggano voti per le liste che non sarebbero state votate se avessero presentato altri candidati.

Se in fondo al cuore sentite che state votando per un partito a malincuore, solo perché il sistema ha piazzato dei bei faccioni nel ruolo delle foglie di fico, non fatevi fregare.

Fatele volare via. Alzate il vento. Con la matita.

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